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LA STORIA - IL RUOLO DI GUIDA DELLO SVILUPPO

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In questa temperie di difficoltà e di preoccupazioni, l'Associazione aveva
avvertito «ancor più l'esigenza di farsi promotrice e partecipe di una
politica di sviluppo che aggregasse, intorno ad un progetto condiviso,
tutte le diverse componenti sociali della provincia di Cagliari.
Nell'intento – si aggiungeva – di mettere in moto l'indispensabile ripresa».
Si riteneva di dover ridare centralità a «quel ruolo di guida
economico-istituzionale che Cagliari aveva avuto in passato» e che pareva
essersi appannato per via «di un preoccupante disinteresse degli enti di
governo». Il territorio cagliaritano, un tempo area "di polpa" per il
sistema produttivo regionale, era stato il primo a risentire dei guai
della crisi, tanto da dover rappresentare, per via d'una sua temuta
de-industrializzazione, un pesante handicap per l'intera economia
regionale.
Questa rivendicazione d'una leadership industriale di Cagliari sarebbe
stato il filo conduttore della politica associativa messa in atto dalla
presidenza di Luciano Ticca (1995-2001). Ed ancora il tema centrale con
cui verrà aperto il dialogo con le altre forze sociali e con le istituzioni
della provincia: per affrontare in una logica sistemica (il "sistema-Cagliari")
la ripresa del cammino verso lo sviluppo socio-economico. In modo da
affrontarne i problemi fondamentali, dalla "zona franca" produttiva al
miglior governo dell'intermodalità dei trasporti, dall'emergenza idrica a
quella energetica, dalle nuove opportunità del turismo alla preoccupante
caduta degli investimenti infrastrutturali.
Il futuro progresso della Sardegna se dovrà esserci – era un po' questo il
refrain confindustriale – non potrà che principiare da Cagliari, da questa
che è stata, da sempre, la porta principale dell'isola. Perché essere "porto"
in un'isola significa essere il luogo ottimale per stabilire legami
input-output con le terre e le economie d'oltre mare.
E questo porto (con i suoi problemi e le sue esigenze) acquisterà ancor
maggiore centralità con la successiva presidenza (2001) di Gianni Biggio,
imprenditore del settore trasportistico navale. Per la prima volta, nella
storia associativa, l'imprenditoria dei trasporti, ed in particolare di
quelli marittimo-portuali, era chiamata alla guida dell'Associazione.
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Gianni Biggio, Presidente dell'Associazione dal 2001
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Non sarà di certo una scelta senza significato, anche perché la stessa
storia della rappresentanza degli industriali può essere letta (come già si
è avuto modo di rilevare sottolineando la provenienza dei capitali
industriali impiegati) anche attraverso il settore di attività dei
suoi presidenti.
Se elettricità, bonifiche e miniere erano state i settori che avevano premiato
i presidenti (Dolcetta, Scano, Musio e Martelli) dei primi cinquant'anni
associativi, dal 1976 si assisterà ad un significativo volta-pagina, con
l'affermazione di esponenti di attività legate strettamente all'habitat
imprenditoriale locale: dell'edilizia, con Pellegrini, Binaghi e Ticca;
dell'agroindustria con Zedda e della metalmeccanica con Mambrini.
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Quanto qui rilevato conferma le profonde modificazioni intervenute nel
comparto industriale, divenuto molto più composito ed articolato, per
tanti versi più legato agli interessi ed ai valori, anche capitalistici,
delle borghesie locali del lavoro d'impresa.
D'altra parte, i pesi dell'insularità e le esigenze d'una effettiva
continuità territoriale, nei tempi d'una sempre più marcata
globalizzazione dei mercati, erano ormai tali da fare, dei collegamenti
extraisolani, il problema number one per l'economia locale. La scelta
di un imprenditore come Biggio, esponente dell'imprenditoria
trasportistica, legherà ancor più strettamente gli indirizzi delle politiche
industriali cagliaritane con le esigenze dei collegamenti con
l'esterno, con le economie ed i mercati extraisolani.
Il potenziamento e l'ottimizzazione dell'intermodalità dei trasporti,
come infrastruttura primaria per un'economia isolana, è divenuto quindi
uno dei campi d'azione principali per le iniziative propositive e di
stimolo politico dell'Associazione. Sono così diventati centrali temi
come quelli della continuità territoriale per le merci, dell'area franca
produttiva, del potenziamento dei collegamenti terra-mare-cielo,
dell'affermazione, infine, degli approdi e degli scali come efficienti
nodi di raccordo fra il sistema economico dell'isola e quello delle
terre continentali.
D'altra parte, a Cagliari deve essere riconosciuto il merito di avere
sempre colto – proprio per l'azione sensibilizzatrice ed interventista
della sua classe imprenditoriale – l'esigenza e l'urgenza di
interpretare e sostenere le coordinate di progresso civile
dell'intera regione. Da qui il suo ritrovato impegno ad essere
non più, e non soltanto una città "con il porto", ma una vera
città ad economia portuale (più Rotterdam che Trieste,
ad esempio). Convinta che proprio dal potenziamento dei traffici
e delle interrelazioni con l'oltretirreno è possibile trarre i
maggiori benefici per le attività economiche ed un miglior
benessere per i suoi abitanti.
In questo quadro di cambiamenti diviene centrale l’attenzione al nuovo scenario
competitivo, fortemente dinamico e sempre più caratterizzato dalla globalizzazione,
del quale gli imprenditori locali devono saper cogliere le opportunità. Questa sfida
viene raccolta dalla presidenza di Alberto Scanu (2007), imprenditore del settore
della sanità, dell'edilizia e dell'agroalimentare, che vanta una consolidata
esperienza nell’ambito del sistema confindustriale.
L'attenzione si sposta così, con nuovo vigore, verso temi come quelli della
ricerca e sviluppo, dell'innovazione e dell'internazionalizzazione delle imprese,
perché diventino, con il supporto dell'Associazione Industriali, protagoniste
della crescita in un mondo che muta velocemente.
Lo stesso cambio al vertice degli uffici con la nomina, nel 2003, di Marco Santoru
a direttore dell’Associazione (succedendo ai 18 anni di Giuseppe Verona)
conferma e rafforza quel valore di continuismo nell’azione rappresentativa
dell’imprenditoria industriale cagliaritana che costituisce il prestigioso
vanto di quest’Associazione. Un “continuismo”, andrebbe
sottolineato, che si è positivamente incardinato, per oltre otto lunghi
decenni, nella grande capacità di saper interpretare, tutelare ed inserire
nella società locale gli interessi, le volontà e le iniziative dei
più attivi e capaci “uomini del fare” della provincia, da
Giulio Dolcetta ad Alberto Scanu. E che ha avuto degli abili e capaci esecutori
e garanti nei direttori, da Francesco Loriga a Marco Santoru.
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