
Ieri pomeriggio, presso la sala conferenze di Confindustria Sardegna Meridionale, si è tenuto l’evento “Giustizia: cosa cambia? – Un confronto per le imprese sul referendum”, dedicato all’analisi della riforma costituzionale e delle sue possibili conseguenze per il sistema economico e produttivo.
Ad aprire i lavori è stato Antonello Argiolas, Presidente di Confindustria Sardegna Meridionale, che ha sottolineato come per il mondo delle imprese sia essenziale poter contare su un sistema giudiziario efficiente e su una chiara distinzione dei ruoli istituzionali. «Per le imprese – ha osservato – è fondamentale che la politica faccia la politica e i giudici facciano i giudici». Argiolas ha inoltre evidenziato la complessità del referendum oggetto del dibattito, rilevando come il tema sia stato purtroppo semplificato e ideologizzato nel confronto pubblico. «La nostra Costituzione – ha aggiunto – è una costituzione fatta bene, da persone di altissimo livello che in questo momento forse non abbiamo. È naturale che ogni modifica susciti preoccupazione, ma allo stesso tempo la società evolve e anche la migliore Costituzione può richiedere aggiornamenti. Non è abituale per noi organizzare convegni di questo tipo, ma abbiamo sentito il dovere di offrire un momento di confronto e approfondimento».
Il dibattito, moderato dalla giornalista Elena Laudante, ha visto confrontarsi Anna Maria Busia, avvocata penalista, che ha illustrato le ragioni del “No”, e Matteo Pinna, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari, che ha esposto le ragioni del “Sì”.
Nel corso dell’incontro sono stati richiamati alcuni dati necessari a contestualizzare il problema della giustizia in Italia: il processo penale di primo grado dura mediamente 355 giorni contro i 133 del resto dell’Unione Europea e i ritardi risultano persino maggiori per i successivi gradi di giudizio. Ogni anno vengono inoltre iscritte circa un milione di notizie di reato. Sul piano delle risorse umane, in Italia si contano 11,6 giudici ogni 100 mila abitanti contro i 24,5 della Germania, mentre i cancellieri e le altre figure di supporto sono 37 ogni 100 mila abitanti contro i 65 tedeschi.
Rispondendo alla domanda se la riforma possa rendere la giustizia più rapida, Busia ha espresso una posizione nettamente critica: «La riforma non migliora nulla e non è neppure una vera riforma della giustizia». Di diverso avviso Pinna, secondo il quale la riforma non potrà incidere direttamente sui tempi dei processi, ma potrebbe introdurre cambiamenti rilevanti nell’organizzazione della magistratura: «L’obiettivo è riportare due valori fondamentali – merito e responsabilità – che negli ultimi anni si sono affievoliti. Oggi il sistema tende a valutare allo stesso modo il magistrato che lavora moltissimo e quello che lavora poco».
Uno dei punti centrali del confronto ha riguardato la proposta di modifica relativa al Consiglio Superiore della Magistratura, che prevede il sorteggio dei componenti togati al posto dell’elezione e un sistema di sorteggio anche per i membri laici all’interno di una lista definita dal Parlamento. Secondo Pinna, «in un sistema accusatorio chi giudica non può essere collega di chi accusa e le due organizzazioni devono essere distinte».
Busia ha invece espresso forti perplessità sul processo che ha portato alla riforma: «Se neppure all’interno della maggioranza è stato possibile apportare modifiche a un testo nato in Consiglio dei Ministri, significa che il processo democratico è venuto meno». Per Pinna, è stata invece la stessa Associazione Nazionale dei Magistrati a rifiutare di sedersi al tavolo.
Nel corso del dibattito è stato affrontato anche il tema della responsabilità disciplinare dei magistrati. In Italia – è stato ricordato – gli esposti presentati contro magistrati in un anno sono stati 1.715; di questi, 1.115 sono stati archiviati de plano, mentre dei circa 600 giunti alla fase pre-disciplinare davanti al CSM, soltanto per 80 è stata avviata l’azione disciplinare.
L’incontro si inserisce nel percorso di confronto promosso da Confindustria Sardegna Meridionale per offrire alle imprese e alla comunità economica strumenti di analisi e approfondimento sui principali temi istituzionali che possono incidere sul funzionamento del sistema Paese.